Censimento dei volontari che hanno partecipato alle operazioni di soccorso in occasione del terremoto del Friuli nell’anno 1976
il Centro Studi di ANA Nazionale intende realizzare, a distanza di 50 anni, il censimento di tutti gli associati della Sezione di Genova che hanno partecipato alle operazioni di soccorso in occasione dell’evento catastrofico che ha colpito il Friuli nel 1976.
I Capigruppo o loro delegati sono pregati di individuare, fra i propri soci, coloro che hanno partecipato ai soccorsi della popolazione Friulana e raccogliere i dati.
I dati raccolti: nome, cognome, data di nascita e numero di telefono di coloro che hanno partecipato alle operazioni di soccorso dovranno essere inviati direttamente all’attuale referente del Centro Studi della Sezione di Genova, Valter Lazzari, email lazzarivalter@yahoo.it cell 347 3535280.
Naturalmente tutti i dati raccolti saranno utilizzati esclusivamente per la finalità indicata e si garantisce l’osservanza di tutto quanto previsto in materia di privacy.
Il referente del Centro Studi ANA per la Sezione di Genova Valter Lazzari, proporrà ai soci dei quali saranno raccolti i nominativi, previo loro consenso, brevi interviste video della durata di pochi minuti con domande standard concordate con il Centro Studi Nazionale che saranno poi messe a disposizione del Centro Studi stesso.
Le interviste raccolte e inviate dalle varie Sezioni saranno inserite all’interno di un unico video della durata di circa un’ora che sarà poi rimesso a disposizione delle Sezioni.
Il succitato video potrà essere proiettato dagli apparati audiovisivi installati in occasione di eventi di rilievo quali mostre, convegni, celebrazioni e quanto altro. Ricordiamo che in occasione della 97° Adunata Nazionale di Genova 2026 saranno sicuramente allestite postazioni video a disposizione dei visitatori.
Il Centro Studi di ANA Nazionale chiede che tale operazione sia portata a compimento entro il giorno Lunedì 10 Novembre 2025, invitiamo pertanto gli interessati a rispondere con cortese sollecitudine.
Vale la pena sottolineare che la Protezione Civile come l’intendiamo oggi nasce proprio, ormai cinquant’anni fa, dagli interventi di soccorso operati dagli Alpini.


Sono un’artigliere del III°75, la sera del 6 maggio ’76 ero in servizio quale caporale istruttore alla caserma Capitò di Portogruaro.
Ci attivammo prontamente per i primi interventi
Ricordo bene, faceva caldo quella maledetta sera. Una cappa umida, pesante, ormai estiva, mancavano pochi minuti alle 21, finito di cenare da poco mi apprestavo a tornare in ufficio per terminare un lavoro urgente lasciato in sospeso. Cercai di salutare con un abbraccio mia moglie, incinta della prima figlia, lei alzò le braccia per invitarmi a usare attenzione e fu qui che vidi oscillare fortemente il lampadario; chiesi se fosse stata lei a urtarlo, nel mentre tutta la cucina prese a ondeggiare e sentivo voci concitate provenire dalle scale, erano gli altri abitanti del palazzo che si precipitavano in strada. Quando decisi di aderire alla chiamata dei volontari. Con una figlia di due mesi mia moglie non si può dire abbia fatto salti di gioia ma accettò l’dea al pensiero di quante persone fossero in condizioni ben più disagiate. Da parte mia lo sentii quasi un obbligo (non ero nuovo a una grande calamità, quando prestavo servizio militare fui a Longarone in occasione del disastro del Vajont). Fu così in compagnia di altri 6 Alpini partimmo alla volta del cantiere N° 7 di Moggio Udinese. Di quei giorni rimane soprattutto il ricordo della gratitudine della gente- A volte era persino imbarazzante. Quante volte i proprietari della casa che si stava riparando, gente cui non era rimasto nulla e al mattino venivano a portarci la colazione: pane, salame e un fiasco di vino! Non di rado si era costretti a non andar più nei bar perché non ci permettevano di pagare: “Qui per voi che ci aiutate è tutto pagato” e a noi sembrava di approfittarne. I friulani erano gente che non si lasciava scoraggiare, che si dava da fare, che avrebbe fatto tutto da sé, se avesse avuto i mezzi… In 10 anni tutto venne ricostruito. Ricordo però anche bene la frustrazione portata dal pensiero della congiura del silenzio stampa, posto in atto a livello nazionale, attorno ai cantieri del Friuli e dell’anatema, scagliato contro gli Alpini da un noto giornalista di un giornale a ben definita appartenenza politica, che ebbe a bollare l’operazione “Una delirante e inaccettabile iniziativa dell’A.N.A.”. Si giunse persino ad adombrare il sospetto che tanto schieramento potesse trasformarsi in un rischio per la democrazia, uno stato di assedio pericoloso ritenuto come inopportuna dimostrazione di forza e solo propagandistico. Fu, invece, una dimostrazione di umanità, di organizzazione e di dedizione.