Giuseppe Domenico Perrucchetti

L’uomo che sognò gli Alpini prima ancora che esistessero

Le montagne si difendono con gente che le conosce, che le ama e che vi è nata.
– Giuseppe Domenico Perrucchetti, 1872

Giuseppe Domenico Perrucchetti non è soltanto il fondatore teorico del Corpo degli Alpini: è uno di quei personaggi che, pur lontani dai riflettori della storia ufficiale, hanno lasciato un’impronta profonda e duratura nella costruzione dell’identità nazionale italiana. Ufficiale, geografo, teorico militare, patriota: la sua vita è intrecciata con quella del Regno d’Italia nascente, e il suo pensiero strategico ha gettato le basi per la nascita di uno dei corpi più ammirati del nostro esercito.

Chi era Giuseppe Domenico Perrucchetti?

Giuseppe Domenico Perrucchetti in divisa da geberale

Nato a Cassano d’Adda (Milano) il 13 luglio 1839, Perrucchetti cresce in una Lombardia ancora sotto dominio austriaco. È un giovane curioso, appassionato di geografia, storia e scienze militari. Compie gli studi all’Accademia Militare e si arruola come ufficiale nel Regio Esercito dopo l’unità d’Italia.

La sua formazione è profondamente influenzata dal pensiero strategico europeo dell’epoca, ma Perrucchetti si distingue per una straordinaria capacità di osservazione del territorio e per una convinzione: la guerra moderna non si combatte soltanto con numeri e cannoni, ma anche con conoscenza del territorio, spirito di corpo e identità locale.

Il saggio che cambiò la storia

Nel 1872, in un’Italia ancora giovane e instabile, Perrucchetti scrive un articolo destinato a fare la storia: “Considerazioni sul sistema difensivo delle Alpi”.

In questo scritto, propone per la prima volta l’idea di costituire un corpo militare permanente, stabile, addestrato specificamente alla guerra in montagna, reclutato tra gli abitanti delle vallate alpine. Il cuore della sua intuizione è semplice e rivoluzionario al tempo stesso:

Nessuno meglio dei montanari sa affrontare le difficoltà del proprio ambiente. Chi è nato tra i monti saprà difenderli.

Le sue parole giungono in un momento di particolare attenzione per la difesa dei confini alpini, esposti alle minacce provenienti da nord (in primis l’Impero Austro-Ungarico). L’allora Ministro della Guerra, Cesare Francesco Ricotti-Magnani, legge il saggio e ne intuisce immediatamente il valore. E così, proprio su impulso di quelle idee, viene firmato il Regio Decreto del 15 ottobre 1872 che istituisce ufficialmente il Corpo degli Alpini.

Visione strategica e amore per la montagna

Perrucchetti non immagina solo una nuova struttura militare: progetta una nuova filosofia del difendere, radicata nel territorio e nelle comunità. I suoi Alpini non sono mercenari né soldati sradicati: sono figli delle montagne, legati alle valli che devono proteggere. La scelta di reclutarli localmente e di addestrarli per operare in condizioni estreme rappresenta una pietra miliare nella storia militare moderna.

Ecco perché, oltre che stratega, Perrucchetti è considerato un pioniere della geopolitica alpina, un precursore dell’alpinismo militare, e un teorico dell’identità operativa delle forze armate.

Una vita al servizio della patria

Oltre al suo ruolo nel fondare gli Alpini, Perrucchetti fu un militare di carriera e ricoprì importanti incarichi all’interno del Regio Esercito, in particolare nel settore della cartografia e della geografia militare. I suoi studi contribuirono alla realizzazione di mappe dettagliate delle Alpi, fondamentali per la logistica e per l’addestramento delle truppe.

Nonostante la sua importanza, Perrucchetti fu sempre un uomo riservato, umile, lontano dalle vanità del potere. Morì a Milano il 6 ottobre 1916, mentre l’Italia era nel pieno del primo conflitto mondiale. Non poté vedere con i suoi occhi il ruolo decisivo degli Alpini in quelle montagne che lui aveva pensato come “linea sacra” della patria. Ma il suo nome era già scolpito nella memoria del Corpo.

L’eredità di Perrucchetti

Oggi, ogni alpino – in servizio o in congedo – porta idealmente con sé l’eredità di Perrucchetti. Il cappello con la penna nera, le marce sui sentieri innevati, la solidarietà tra compagni, il rispetto per la montagna e per la comunità: tutto questo affonda le radici nella visione di un uomo che, con carta e penna, ha costruito qualcosa che sarebbe durato per secoli.

Ogni volta che si canta “Sul cappello che noi portiamo…”, ogni volta che un gruppo ANA parte per una missione di solidarietà, ogni volta che un giovane decide di arruolarsi nelle truppe alpine, il pensiero corre, anche inconsapevolmente, a quel lontano 1872. E a Giuseppe Domenico Perrucchetti, l’uomo che seppe vedere più lontano di tutti, proprio come si fa guardando l’orizzonte dalla cima di una montagna.


Curiosità

  • Perrucchetti era anche appassionato di topografia e disegno: molti suoi schizzi a mano sono conservati presso l’Archivio dell’Esercito.
  • In suo onore, l’ANA ha intitolato numerose caserme, strade e monumenti in varie regioni alpine.
  • L’idea del reclutamento territoriale fu presa a modello anche da altri Paesi dopo la nascita degli Alpini.