58° anniversario dell’Eccidio di Cima Vallona
Il 25 giugno 1967 fra Cima Vallona di San Nicolò di Comelico e Sega Digon di Comelico Superiore (provincia di Belluno) si verificò uno dei più cruenti attentati compiuti dal Befreiungsausschuss Südtirol (abbreviato BAS; in italiano: Comitato per la liberazione del Sudtirolo), organizzazione terroristica fondata da Sepp Kerschbaumer. Lo scopo di questo movimento era l’autodeterminazione dell’Alto Adige, attraverso la secessione dall’Italia e l’annessione all’Austria. Obiettivo ultimo era l’unificazione del Tirolo, regione storicamente facente parte dei domini asburgici.
La strage avvenne in seguito a un attentato con il quale i terroristi abbatterono un traliccio dell’alta tensione, utilizzando 6 cariche di esplosivo con un quantitativo di esplosivo stimato fra 6 e 10 chili. L’innesco prevedeva un sistema ad orologeria ad accensione elettrica. I fatti che ci interessano ebbero origine alle ore 3.40, quando una sentinella del distaccamento di Forcella Dignas, nel territorio del comune di San Pietro di Cadore, avvertì una forte esplosione in direzione del Passo di Cima Vallona. Dell’allarme venne informato il comando del presidio di Santo Stefano di Cadore.
Per i primi immediati accertamenti venne inviata una pattuglia composta da alpini, artificieri e finanzieri, che si mosse dal presidio alle ore 5.30 a bordo di AR. I mezzi portarono i militari fino a circa 600 metri dal traliccio che appariva danneggiato. Da qui la pattuglia fu costretta a muoversi a piedi, a causa di cumuli di neve che impedivano il transito degli automezzi. La pattuglia era guidata dal capitano Alamari (Alpini), e dal tenente della Guardia di Finanza Marinetti, seguiti dagli altri. Arrivati a circa 70 metri dal manufatto, si verificò l’esplosione di un ordigno collocato al di sotto di un mucchio di ghiaia.
L’esplosione investì in pieno l’alpino radiofonista Armando Piva, nato a Pederobba (TV) il 2 dicembre 1945, effettivo “al” battaglione Val Cismon. Trasportato all’ospedale di San Candido morì alle ore 23 dello stesso giorno, dopo un’agonia dovuta alle mutilazioni subite nell’esplosione.
Venne quindi inviata – a bordo di un AB 204 del IV Reparto Elicotteri di Uso Generale dell’Aviazione dell’Esercito, decollato dall’aeroporto di San Giacomo (BZ) – una squadra della Compagnia Speciale Antiterrorismo, che aveva il compito di raccogliere indizi utili all’indagine e per identificare gli autori dell’attentato. Questa squadra era composta da:
- Francesco Gentile, di Fano (PS), classe 1930, capitano del battaglione Carabinieri Paracadutisti;
- Mario Di Lecce, di Lecce, classe 1936, sottotenente del battaglione Sabotatori Paracadutisti;
- Marcello Fagnani, di Roma, classe 1940, sergente maggiore artificiere del battaglione Sabotatori Paracadutisti;
- Olivo Dordi, di Gromo San Martino (BG), classe 1943, sergente artificiere del battaglione Sabotatori Paracadutisti.
Sulla via del ritorno all’elicottero in attesa, mentre camminavano incolonnati sul sentiero già utilizzato all’andata, uno di loro attivò inavvertitamente una trappola esplosiva, valutata intorno a 5 kg e piazzata a circa 400 metri dal luogo dell’attentato. Morirono sul colpo il sottotenente Di Lecce, il capitano Gentile e il sergente Dordi; Marcello Fagnani, colpito da 40 schegge, rimase gravemente ferito.
Sul luogo dell’esplosione vennero ritrovate due tavolette in legno con incisa la rivendicazione da parte del sopracitato BAS.
Domenica 29 giugno 2025, la Sezione Cadore con il Gruppo Alpini di Comelico Superiore organizza il 58° anniversario dell’eccidio di Cima Vallona, presso la Cappella Tamai (vedi foto di copertina). Di seguito la locandina con il programma della manifestazione.
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